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Un libro di poesia che brucia, seduce e sorprende.
In questo canzoniere appassionato, Maurizio Gregorini dà voce a un amore dichiarato, fisico e senza reticenze, lontano da ogni timidezza della poesia contemporanea. L’eros diventa energia vitale, esperienza totale, slancio che attraversa il corpo e la parola.
Ma il libro è anche un dialogo continuo con il mito: figure come Dioniso, Arianna, Tersicore, Didone e Andromeda emergono e si trasformano, accompagnando il racconto di un amore che nasce, si consuma e si spegne, lasciando dietro di sé una scia di simboli e rivelazioni.
Accanto alla forza dei contenuti, colpisce la scrittura: una metrica mobile, capace di alternare ritmo spezzato e musicalità limpida, giochi linguistici, immagini sorprendenti e un uso raffinato della parola poetica.
Il risultato è un’opera di grande vitalità, intensa e coinvolgente, capace di parlare al lettore con immediatezza e profondità

Autore: Maurizio Gregorini
Titolo: Come uno stanco mito
Formato: 12 x 20 cm, pp. 74
Editore: Alessandro Prevosto, 2026
ISBN:
978-88-947354-7-5

Disponibile

Le ragioni del fascino assoluto di questo libro di Maurizio Gregorini sono molteplici. Prima di tutto è un canzoniere d’amore scoperto, aperto, dichiarato, fremente, lontano da ogni timida sordina e da ogni  pudore di tanta poesia tardo novecentesca. “Voglio la belva di Eros”, scrive l’autore, e canta dell’amore nudità, odori, la frenesia della prima volta, “ordalia di stelle al collasso”, senza risparmiarsi i dettagli più scabrosi: “il preservativo /dentro te ho smarrito”.
E canta la fine dell’amore come privazione di miti.   Altra ragione di fascino è proprio il serrato corpo a corpo con il mito: che nel suo esserci, stancarsi, scomparire innerva tutto il libro. L’autore è Dioniso che si innamora all’istante di Arianna, che danza con Tersicore, ed è Cadmio e Tiresia.

La protagonista femminile,  così bella “con quel vestito rosso/addosso” la cui “pelle bollente/ è carta maschicida”, è Didone ed Era, Clizia e Andromeda.

Affascinante è anche la metrica, che alterna ritmi sincopati, singhiozzanti, come in “Seno di neve-libro socchiuso-pallide dita-collana sul prato-bocca fiorita- scarpe spaiate…” a momenti di pura cantabilità quasi settecentesca: “Portami lontano/portami per mano/sciogli nell’amore/il caldomiodolore”. Rime sapienti, giochi di parole felici, calibrato multilinguismo, sorprendenti immagini metaforiche (“hai preso per mano/ la mia solitudine e ne hai fatto biscotti di zenzero”) tutto contribuisce a fare di questo libro un libro di splendente  vitalità, che i lettori non potranno non amare.

Giuseppe Conte

Peso 0,150 kg

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