Angela Suppo riversa in questo libro un fiume di sensibilità e saggezza. Una sensibilità colta e insieme vivace, con cui l’autrice riflette su se stessa e sul mondo, una saggezza acuta che non esita a trasformarsi in sdegno di fronte agli aspetti più deleteri della nostra società. Così il libro presenta, amalgamati dalla maestria dell’autrice, toni, modi e stili diversi, guadagnandone in forza e leggibilità.
Di ispirazione esistenziale sono testi in cui c’è da una parte la coscienza straziante della propria incompletezza, della vanità delle cose, del non riconoscersi in nulla, e dall’altra parte il desiderio di uscire dalle parole, dalla carta, e di vivere. I ricordi navigano come iceberg, le tracce della vita si inseguono “nei capi stesi di ogni biancheria” (bellissimo endecasillabo in sé). La vena satirica e civile si esprime forte in testi come La Granda, o come Autogrill, una vera, contemporanea discesa agli Inferi, o ancora Profili di Poet*, dove ironia e satira investono il mondo della poesia stessa.
Un delizioso tono domestico appare in Nostalgia: ode all’uovo sbattuto, in cui ci sarà una intera generazione di lettori a ritrovarsi: “si spande l’oro, si scioglie lo zucchero/picchietta il metallo che brilla veloce”. Nella poesia infine che dà il titolo al libro, le riflessioni sulla vita e la morte si tingono di ciclicità nella felice metafora del bulbo, nel linguaggio chiaro, classico, da poesia latina, che è una ulteriore ricchezza di questo libro.
Giuseppe Conte







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