Prendi, caro lettore, il “Dialogo con una nuvola”. C’è una nuvola che arriva dal nulla, che si incaglia nei rami degli alberi, come un veliero alla deriva, come “una nave strattonata per le maniche”. È spaventata, e racconta un incubo, una catastrofe cosmica, ma poi parla al poeta: lo mette in guardia sul valore del passato, lo rimprovera dolcemente che “nota” troppo e “nuota” poco, lo incita ad essere consapevole di avere il fiato per arrivare in acqua sino alla luna, e a non inventare più scuse per non tuffarsi. Ecco, in questi versi c’è concentrata la poetica di Marco Tassistro, che esordisce a poco più di vent’anni con questo libro stilisticamente maturo ma che ha tutta la freschezza, la follia, la sofferenza, la libertà incondizionata della prima giovinezza. Tassistro rompe gli schemi delle scuole di poesia contemporanea con uno scatto, un tuffo di assoluta originalità. La sua poesia è metaforica, con rondini che sono lividi nell’aria e delfini in cielo, con mare e cielo che di notte “fanno la lotta nel lettone”, con pupille che a forza di mettere a fuoco bruceranno qualche foresta. Metafore sempre sorprendenti, scavate negli interstizi del linguaggio. Nel linguaggio, il poeta va in cerca della grazia, dell’innocenza delle fiabe. Vuoi conoscere caro lettore un mondo in cui “le pietre, il Giovedì, e i baci/saranno uguali”? Allora tuffati nell’aspro incanto umano e adolescente di questo libro ondoso, nuovissimo.
Giuseppe Conte




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