È di rara piacevolezza scoprire che un amico che ami da anni per il suo talento artistico particolare, capace di passare con disinvoltura dall’illustrazione alla caricatura alla pittura per arrivare alla performance, rivela ora una nuova dote, quella della scrittura umoristica. E che scrittura! Che Fabio Sironi fosse poliedrico lo avevamo capito da sempre, ma che avesse questo talento sopito e non espresso, suona come una rivelazione che allarga nuovamente lo sguardo e lo studio sulla sua opera, intesa nel complesso della struttura. “Paura a Montebuco“ è un brillante, satirico, persino perfido, racconto umoristico intriso di ironia, satira di costume e trovate divertenti – a partire da tutti i nomi che l’autore sceglie di dare sia ai personaggi sia ai luoghi in cui si aggirano – mescolati in una trama avvincente, scritta con garbo e intrecci che si snodano perfettamente, a dimostrazione della preparazione di Fabio, anche come lettore, capace di far tesoro delle sue personali letture che hanno costruito il suo bagaglio culturale che si porta appresso per la vita. Non scriverò nulla di ciò che accade nel racconto per non far perdere al lettore il piacere di scoprirlo pagina dopo pagina, ma posso testimoniare che la sensazione surreale di cui il racconto è permeato, quasi come un babà inzuppato nel rum, è paragonabile alla visione cinica di un malcostume diffuso, qui trattato con il giusto e dosato sarcasmo, che è diventato radicale e si è cronicizzato, quasi come se fosse naturale che debbano esistere corruzione maneggi, piccoli giochi di potere che vertono ai personalismi e non alla polis, tutti elementi che il Fabio sornione riesce a cogliere e catturare perché partono da un suo personale disgusto.
L’intenzione non è quella di andare alla ricerca ossessiva della battuta ma, al contrario, quella di lanciare discretamente guizzi di ingegno, diffusi con sapiente nonchalance tra le righe, permettendoci così di coglierli di volta in volta per sorriderne apprezzandone l’arguzia. Il fatto di aver scritto il testo e successivamente illustrato mette Sironi nella condizione ideale di artista completo di cui apprezziamo a pieno le capacità comunicative, roboanti e silenziose nello stesso tempo.
Dino Aloi


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